Il filo biancorosso della memoria – Storie di calcio a Pesaro: un anno dopo, Alberto Ghiandoni

Da sempre il calcio celebra il suo rito sportivo nella cattedrale laica, lo stadio, con i tifosi parte essenziale dell’agone, protagonisti non meno dei giocatori in campo. Non è una rappresentazione ma una parte di vita, catalizzatore di passione, amore, appartenenza, bandiere che sventolano ed emozioni che generano adrenalina, sfogando gioie e delusioni.

Da un anno non è così, gli stadi sono vuoti, la Pandemia ha lasciato i giocatori soli, dirigenti, direttori di gara, raccattapalle, giornalisti e pochi altri nel teatro deserto di uno sport snaturato. A un uomo che della VIS PESARO ha fatto una delle ragioni di vita, ad ALBERTO GHIANDONI tutto questo è stato risparmiato, se n’è andato prima, un anno fa, evitando una amarezza che non meritava.

Nato nel 1933, ha iniziato a frequentare il Tonino Benelli dal 46-47, diventando poi giocatore della Vis Sauro e di altre squadre della provincia. Un terzino destro di carattere, un pantanese incapace di resistere al richiamo dello stadio dietro casa. La carriera finisce presto, indossa la divisa di vigile urbano che con grande zelo e senso del dovere onorerà, fino al grado di maresciallo, per il resto della sua vita. I colori biancorossi scorrono nelle sue vene, diventando più di una passione, quasi una malattia. Ed è così che nasce una delle anime più pure della tifoseria pesarese.

Il tempo macina campionati ed eroi, le vittorie e le sconfitte si alternano, così le promozioni in serie C e le retrocessioni ma Ghiandoni non abbandonerà mai la VIS, nella buona e cattiva sorte. Il settore Prato è la casa dei tifosi che non lasciano nulla di intentato per sostenere la squadra, gli striscioni, le coreografie, i VIS BOYS, in tanti si affezionano e si associano, Ghiandoni si spende per conciliare, tenere uniti i sostenitori, aiutare sempre la società. Nel 1981 fonda con gli amici Roberto Bizzocchi, Sergio Pedini, Pino Belluzzi, il VIS PESARO CLUB, (diventandone in un periodo Presidente, poi onorario) che troverà la sua sede definitiva nei magazzini sottostanti la tribuna, facendo apparire magicamente il circolo “AMICI DELLA VIS” con bar, sala TV, biliardo; appese alle pareti le foto ufficiali della squadra, anno dopo anno, sofferenza e passione.

Ogni campagna abbonamenti è stata per Alberto una battaglia campale. Insieme all’amico Virgilio Caldari ed altri, ha bussato a mille porte, incitato i tifosi alla adesione, organizzato raccolte, affisso manifesti. Per lui la società andava difesa e sostenuta, qualunque fosse, per il bene della VIS. Passato, con il tempo, nella tribuna coperta spesso silenziosa e meno calda del settore popolare, ha levato la sua voce con l’inconfondibile “ANIMO VIS!”.

Non abbiamo la presunzione di raccontare una vita intera in poche righe, ci vorrebbe un intero libro e pure corposo, per rendere giustizia a lui e a tanti altri tifosissimi dalla fede incrollabile che hanno amato i nostri colori, percorso migliaia di chilometri, speso risorse e tempo con una fedeltà davvero unica. Come quella volta in cui Ghiandoni venne ricoverato per problemi al cuore. Nel dimetterlo, il mercoledì, il primario si raccomandò: “Non posso chiederti di non andare allo stadio, ma le trasferte sono vietate!”. Puntualmente la domenica successiva andò a Trieste al seguito della squadra! Negli ultimi anni amava ripetere che prima di lasciare questo mondo avrebbe voluto vedere la VIS in serie B. Era diventata una simpatica gag anche un poco scaramantica. Purtroppo, nonostante la lunga vita questo sogno non si è realizzato ma come soleva dirgli un noto dirigente pesarese: “Lei, Ghiandoni è da serie A!”.

L.B.

nella foto Sergio Pedini con un mazzo di fiori lasciato nel posto di Ghiandoni in sua memoria. La pezza e lo striscione sono del Vis Pesaro Club.