GABRIELE CECCOLINI, LA RISERVA DI RIVA

Nella VIS PESARO di oggi ci sono due persone che hanno indossato la maglia rossoblù del CAGLIARI: uno è Ignazio CARTA che scalò tutte le giovanili e arrivò in prima squadra agli ordini di Massimiliano Allegri, collezionando un paio di panchine in serie A; l’altro è Gabriele CECCOLINI, un nostro collaboratore, che disputò un intero campionato tra i sardi, facendo il terzo attaccante, dietro GIGI RIVA e BOBO BONINSEGNA. Un anno speciale, terminato al secondo posto. Riportiamo qui di seguito l’articolo a lui dedicato, tratto da CENT’ANNI DI VIS.

-Agile e potente, quasi un Gigi Riva della serie C. Gabriele Ceccolini, Gigi Riva lo conosce davvero, fino ad insidiargli il posto. L’attaccante biancorosso, classe ’46, diventa infatti nella stagione 68-69 la riserva del grande Gigi nazionale, nel Cagliari dei tempi d’oro. Un anno da non dimenticare per lui. Ceccolini, per gli amici “Mora” (dal nome della grande ala a cui si ispira), cresciuto nel vivaio biancorosso sotto la guida di Tombesi e Gasperotto, non è mai stato un goleador esplosivo, ma delle sue qualità si accorgono presto anche nella massima serie, grazie ad un buon lavoro di Gianni Seghedoni, Giuliano Tagliasacchi, e Angelo Becchetti, i tre allenatori che ha avuto alla Vis. La stagione chiave è il 67-68: nel recupero del 30 dicembre Ceccolini segna una doppietta alla Del Duca Ascoli, nelle cui fila milita, come libero, un certo Carletto Mazzone che in quella gara segna il gol della bandiera, e fa parlare di sé. Becchetti fa il resto, guarnendo la scheda di presentazione con gli aggettivi giusti. Così il grande Cagliari di Scopigno lo ingaggia nella stagione successiva. Ceccolini è il terzo attaccante della squadra e davanti ha due mostri sacri del calcio italiano: Gigi Riva e “Bobo” Boninsegna. Per il pesarese, nonostante parecchia panchina, è un anno fantastico. Il suo esordio al posto di Riva e al fianco di Boninsegna in Pisa-Cagliari, vinta proprio dai sardi per 2-1. E per poco non ci scappa lo scudetto: quel Cagliari infatti arriverà secondo, dopo la Fiorentina campione d’Italia. tra i ricordi incancellabili che lo stesso protagonista racconta, anche una cena “consumata nell’aia di un casolare in una atmosfera surreale: due tavoli di fronte, uno di noi giocatori, l’altro con i boss locali. Nel mezzo l’immancabile porcellino sardo. I nostri interlocutori rimasero nel mistero, nessuno di noi scambiò una parola con loro.”-